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Molise

Isole Tremiti

  • Categoria: Molise Mare
  • Pubblicato: Venerdì, 01 Luglio 2016 22:35
  • Scritto da Super User
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Fin dall' antichità esse sono conosciute con il nome di Isole Diomedee. Questo nome deriverebbe dal mito della morte di Diomede, ritornato da Troia e sepolto sull' Isola di San Nicola e dalla trasformazione dei suoi compagni di viaggio in uccelli, le Diomedee. La leggenda ( ritrovata negli scritti di Omero, Virgilio, Plinio il Vecchio) vuole che i fedeli compagni, mutati in uccelli, continuino a sorvegliare l'eterno sonno dell' eroe e a piangere la sua scomparsa con i loro versi notturni, simili a un lamento.

 

La Costa delle  Isole Tremiti è la stessa del Gargano, con una conformazione geologica che ricorda certi tratti di costa del promontorio. Non a caso, infatti, le Tremiti fanno parte del Parco Nazionale del Gargano e per la loro bellezza, sono state dichiarate nel 1989 Riserva Naturale. Poche le spiagge, soprattutto quelle sabbiose, che lasciano il posto a piccole insenature rocciose . San Domino l'isola più grande di tutto l' arcipelago. Coperta da una foresta di lecci e pini d' Aleppo e dalla macchia mediterranea, è presente la strada che collega il porticciolo della Toppa all'abitato di San Domino, posto al centro dell' isola. La costa dell' isola è alta e frastagliata, con splendidi archi naturali e grotte marine,con suggestive calette e piccole spiagge, tra cui figurano la Spiaggia delle Arenelle, l' unica attrezzata, caratterizzata da una sabbia finissima e fondali bassi e trasparenti e la Cala dello Spido.

 

L'arcipelago delle Isole Tremiti è  composto da cinque isole: San Nicola, San Domino, Caprara, il Cretaccio e la più lontana Pianosa. Esso è facilmente raggiungibile da Foggia e da Vieste tramite elicottero e dalle principali località  costiere limitrofe tramite motonavi e aliscafi (Rodi Garganico e Capojale, Peschici, Vieste e Manfredonia, Ortona , Vasto). San Nicola è il centro amministrativo, storico e religioso dell'Arcipelago ed è presente ilComune delle Isole Tremiti. In passato era l'isola di difesa, con le sue alte mura e fortificazioni costruite sulla sommità  dell'isola. Tra gli edifici più importanti c' è l'Abbazia di Santa Maria a mare, fondata dai Benedettini di Montecassino nel 1045. Nel XVIII sec. l'abbazia fu soppressa e divenne la base di una colonia penale. Oggi sede del Municipio. Mentre la chiesa dal portale rinascimentale, conserva all'interno un polittico ligneo intagliato e dorato del 1400 e un bellissimo Crocifisso su tavola del sec. XII.

 

San Domino è, invece, l'isola più grande e la meta del turismo, interamente ricoperta da una lussureggiante pineta a Pino d'Aleppo. Qui ha una casa Lucio Dalla e molte delle sue canzoni (Piazza Grande, La casa in riva al mare, 4 marzo 1943, Com' è profondo il mar) sono nate su questi scogli ed in questo mare.. La terza, l' isola di Caprara non abitata, deve il suo nome alle piante di cappero o più probabilmente alla presenza di capre selvatiche ed, infine, vi è la lontana e disabitata Pianosa e alcuni scogli tra cui il Cretaccio e la Vecchia. Pianosa ha una straordinaria valenza ambientale ed è più vicina alle acque Iugoslave che a quelle Italiane. Essa è inaccessibile entro i 500 m. tanto alla balneazione quanto alla navigazione e alla pesca e può essere visitata solo in rare occasioni. Nei suoi fondali, infatti, si trova un vero e proprio santuario della natura dove molte specie marine che popolano il bacino centro-meridionale del Mare Adriatico trovano la possibilità  di riprodursi. Infine,vi si ritrovano anche tracce dell' ultimo conflitto bellico. Numerose sono le attrattive che queste isole offrono ai turisti tra cui la cucina delle Tremiti, semplice ma genuina, con prodotti pescati in giornata cucinati secondo antiche ricette della cucina mediterranea.

 

Il mare è azzurro, blu, bluette, trasparente, pescoso....fantastico !!!!! Numerosi sono i motoscafi che operano durante la stagione estiva per offrire un giro turistico delle isole ai turisti, che in tal modo possono ammirare la bellezza di queste coste. A San Domino, inoltre, sono presenti alcuni Diving Center laddove è possibile noleggiare l'attrezzatura per le immersioni ed ammirare la grande statua di Padre Pio, realizzata dallo scultore Domenico Norcia ed immersa nel 1998 a 10 m. di profondità .

 

Termoli

  • Categoria: Molise Mare
  • Pubblicato: Venerdì, 10 Aprile 2015 23:15
  • Scritto da Super User
  • Visite: 561

 

  • Su questo meraviglioso lembo di mare si affacciano il colore di una natura ancora incontaminata, che nasconde una serie di incredibili scoperte a chi cerca nelle proprie vacanze davvero qualcosa di nuovo. 
    Un fazzoletto di mare nel cuore dell’Adriatico che offre acque di incredibile trasparenza, hotel e strutture ricettiveconfortevoli, ristoranti in cui gustare un’ottima cucina marinara, come il famoso Brodetto di pescetesori d’arte e piccoli capolavori dell’uomo: dalle feste popolari, i riti religiosipiù intensi agli oggetti forgiati da un artigianato millenario.
  • Un viaggio nella nostra città sarà lÂ’occasione per un incontro emozionante con lÂ’insuperabile cucina marinara che i ristoranti termolesi saranno in grado di offrirvi. Aragoste, dentici, orate, spigole, triglie e calamari affollano i nostri fondali, che data la loro particolare natura e l'abbondanza di apporto di acque fluviali rendono il pesce di gusto e fragranza senza pari. E non finisce qui! Spingendosi verso lÂ’entroterra i gusti spontanei del mare lasciano il posto agli aromi ed ai sapori che l'arte dei contadini hanno saputo abilmente miscelare. La terra qui è particolarmente generosa ed aiuta a celebrare, meglio che altrove, la bontà della dieta mediterranea: dall'olio al pomodoro, dalla pasta ai legumi, fra i quali spicca l'antico e generoso farro (il frumento dei latini), dagli ortaggi ai latticini, sino alle meravigliose dolcezze del miele. Mani abili ed antiche tradizioni hanno contribuito a conservare intatto il gusto di straordinarie ricette autentici tesori della cucina popolare italiana. Vi proponiamo qui di seguito un "appetitoso" elenco di piatti tipici di Termoli tutti da provare!

ALCUNI PIATTI TIPICI TERMOLESI

Da provare!

Un viaggio nella nostra città sarà l’occasione per un incontro emozionante con l’insuperabile cucina marinara che i ristoranti termolesi saranno in grado di offrirvi. Aragoste, dentici, orate, spigole, triglie e calamari affollano i nostri fondali, che data la loro particolare natura e l'abbondanza di apporto di acque fluviali rendono il pesce di gusto e fragranza senza pari. E non finisce qui! Spingendosi verso l’entroterra i gusti spontanei del mare lasciano il posto agli aromi ed ai sapori che l'arte dei contadini hanno saputo abilmente miscelare. La terra qui è particolarmente generosa ed aiuta a celebrare, meglio che altrove, la bontà della dieta mediterranea: dall'olio al pomodoro, dalla pasta ai legumi, fra i quali spicca l'antico e generoso farro (il frumento dei latini), dagli ortaggi ai latticini, sino alle meravigliose dolcezze del miele. Mani abili ed antiche tradizioni hanno contribuito a conservare intatto il gusto di straordinarie ricette autentici tesori della cucina popolare italiana. Vi proponiamo qui di seguito un "appetitoso" elenco di piatti tipici di Termoli tutti da provare!

  • U vredétte (il brodetto) di pesce: realizzato in modo semplice e profumatissimo, trae la sua caratteristica soprattutto dalla qualità e dalla freschezza del pesce.
  • Pasta alla chitarra con ragù di seppie o di calamari ripieni: tipica pasta simile a spaghetti quadrati realizzati con uno strumento tipico abruzzese, ma molto diffuso anche in Molise, che ha le corde dÂ’acciaio come quelle di una chitarra.
  • I fesille (i fusilli): pasta di casa fatta con un ferro da calza o recuperato da un vecchio ombrello con ragù di rana pescatrice ripiena.
  • Le sécce (seppie) con i piselli.
  • I pulepe ‘mbregatorie (I polpi “in purgatorio”): polpi cotti in olio, acqua e cipolla, senza sale.
  • Le triglie alla ‘ngorde (ingordo).
  • I trejjezzole (triglie piccolissime) fritte o in brodetto: piatto ormai difficile da realizzare in seguito al divieto di pesca estivo.
  • U pappòne (il pappone): fette di pane rustico bagnato nel sugo con sopra pezzetti di pesce.
  • ‘A mertiscene (la torpedine): ripiena con uova e mollica di pane con contorno di peperoni arrostiti (la torpedine è ormai rarissima).
  • I tubettini con ‘i maruzzelle (le lumache di mare).
  • I pulepe arrecciate (i polpi arricciati): polipetti sbattuti e poi inturgiditi con l'acqua di mare, che si mangiano crudi, come antipasto.
  • ‘U scescille: impasto morbido a base di pane raffermo, formaggio grattugiato, sale, prezzemolo tritato e uova, cui viene data la forma di polpette che poi vengono cotte in olio, pomodoro e cipolla a fette.
  • ‘I scarpelle di Natale: pasta di pane lievitata, cui viene data la forma allungata come di un grissino e fritta in olio.
  • ‘I cacate de ciavele: piccole palline di pasta fritta ricoperte di miele.

 

Il brodetto termolese di Tornola   >>

 

IL BORGO VECCHIO

Una lunga storia

Arroccato su un piccolo promontorio roccioso, il Borgo vecchio di Termoli, che molti dicono ricordi la forma di un cuore altri di un pugno, si protende verso il mare Adriatico, quasi a naturale tensione verso l’orizzonte, dove verso est si intravede, nelle giornate limpide, il profilo dell’arcipelago delle isole Tremiti.  Il borgo risale al V secolo: la città visse tra le mura che recintano il paese vecchio fino al 1847, quando re Ferdinando Il di Borbone autorizzò i termolesi a costruire fuori dalle mura. Bastano questi pochi dati per comprendere quanta storia e quante vite siano passate all'interno del Borgo vecchio.

Il borgo appare come un intricato labirinto di stradine strette e tortuose, tra cui il celebre Vico II Castello –tra i più stretti d’Europa- che si stringono attorno al Duomo, quasi a voler sfruttare ogni metro quadrato disponibile dell’esiguo spazio. La chiesa principale è un insigne monumento di arte romanica con oltre 900 anni di storia da raccontare, che ha mantenuto immutato nei secoli il suo splendore con i colori della pietra chiara con cui è costruita e l'azzurro del mare che riempie di colore ogni scorcio.

C'è un'interessante testimonianza sul borgo del vescovo Tommaso Giannelli vissuto a Termoli nel 1765: "Il suo giro, che forma la figura di circolo, è di 300 passi circa. Vi abitano con angustia 1400 cittadini, mentre la povera gente, che forma la parte maggiore, per quanto sia numerosa la famiglia, non suole avere più di una o due stanze, nelle quali si ha l'asino, il porco e quanto gli occorre. La città era circondata di muri e di passo in passo vi erano torri: si vede ancora un edificio che ha la figura di Castello".

Dal 1765 molte cose sono cambiate e da ormai più di dieci anni è iniziato il recupero architettonico e la valorizzazione del borgo. Oggi appare come uno scrigno in cui le casette rimodernate, ma sempre in perfetto stile con il borgo, custodiscono la storia di secoli. Ci sono due ingressi per entrare nel borgo,uno sul lato nord, ai piedi del Castello, e uno sul lato del porto, caratterizzato da una porta ad arco e dalla torretta del Belvedere dalla quale si ammira il panorama del porto e della spiaggia a sud di Termoli.

LA CUCINA TERMOLESE

Sapori di mare e di terra

Genuina e saporita nei suoi ingredienti, la cucina termolese Ã¨ frutto dello stretto rapporto con il territorio. Una cucina legata ai prodotti del mare, al pesce appena pescato e agli odori genuini dell'olio d'oliva locale, del pomodoro, del basilico, del sedano, della cipolla e dell'aglio. Una cucina che, nonostante le contaminazioni delle regioni limitrofe, rivela una sua identità ed un forte legame con la tradizione.

Il termolese verace distingue il pesce di "battello" (piccola imbarcazione che esce in pesca al mattino presto e rientra il primo pomeriggio) da quello del motopeschereccio, che resta in mare l'intera giornata, dal quale cerca di avere almeno l'ultima pescata.

L'impoverimento delle risorse dell'Adriatico e i divieti di pesca nei periodi di riproduzione hanno reso alcune delle ricette tipiche del posto ormai difficili da realizzare, per mancanza di materia prima, come il brodetto e la frittura di triglie piccole (i trejezzole), la torpedine ('a mertiscene) coi peperoni arrostiti sui carboni e le insalate a base di molluschi arrostiti sulla graticola, come "i cuccelille" e "a chetarre arracanate".

Altro piatto tipico, ormai conosciuto solo dai vecchi termolesi, è 'u pesce fujjute (il pesce fuggito). Il nome di questo piatto è ironico, perché, in realtà, data la povertà di chi lo realizzava, nel tegame il pesce non c'era mai entrato. Esso era composto da olio, acqua, pomodoro, cipolla, un pezzetto di peperone; oggi è possibile gustarlo tra lÂ’altro negli ottimi ristoranti e nelle trattorie termolesi. In ciascuno di essi viene servita una incredibile serie di antipasti, crudi e cotti. Tanti piccoli ma succulenti manicaretti, veri e propri peccati di gola, cui è difficile rinunciare ed è invece facile ritrovarsi sazi prima che venga servito il primo piatto.

 

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